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Lei è all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi.
Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là.
Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai.
A cosa serve l'UTOPIA?
Serve proprio a questo: a camminare.

Eduardo Galeano

Non puoi risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato.
Albert Einstein



Se vuoi essere universale, parla del tuo villaggio.
Lev Tolstoj

Note Sfrenate

Note sfrenate

"GLI E' TUTTO SBAGLIATO, GLI E' TUTTO DA RIFARE!
(Gino Bartali)

E’ inutile girarci attorno: è tutto il sistema che è sbagliato, non regge, è ingiusto. 
Distrugge, altro che progresso! Distrugge l’aria, la terra, le coscienze, le relazioni.
Non rispetta le regole che si è dato, ma anche rispettandole fa danni lo stesso.
Non ha limiti perché il limite non esiste, non esiste traguardo perché devi sempre andare oltre, superarti, crescere a dismisura. E per farlo devi riempire sempre nuovi spazi, sottrarli agli altri, allargarti a tutti i costi senza badare agli ostacoli che piuttosto vanno abbattuti, siano essi tali o presunti.
Devi consumare più che puoi perché questo è l’unico carburante che fa girare tutto il motore. Consumare ovvero deteriorare, intaccare, rovinare, rendere inservibile.
Una follia.
Chiamatelo come volete, democrazia occidentale industrializzata, capitalismo, economia sviluppata, ma la sostanza è sempre la stessa: non funziona, oltre ad essere terribilmente diseguale.
Domina ormai in ogni angolo del pianeta (perfino e forse ancora di più in quei paesi che si definiscono ridicolmente “comunisti”) ma se puoi dire “sto bene” nella tua bella casetta dotata di tutti i comfort, non lo puoi dire se nasci in una “bidonville”. Eppure sono le stesse regole qui e lì, anzi se il piatto della bilancia da questa parte è così in alto e proprio perché l’altro sprofonda sempre più giù.
Non funziona perché è del tutto irrazionale e moralmente inaccettabile.
Inaccettabile che una persona  abbia, da sola, un patrimonio equivalente a quello di intere nazioni abitate da milioni di esseri umani.
Indecente che da una parte si spendano montagne di soldi per dimagrire e dall’altra si muoia senza cibo con le mosche appiccicate sulla faccia.
Incomprensibile che il grado di benessere (e quindi di felicità secondo quest’insana equivalenza) venga misurato dal possesso di beni materiali, dall’escalation degli acquisti, dall’inutilità dell’avere eccessivo.
Si possono provare tutti gli stratagemmi possibili per correggere questa deriva, ma saranno solo palliativi e i problemi, se tutto va bene, si porranno di nuovo tra 5, 10 o 20 anni più esplosivi e meno risolvibili di prima.
Insomma occorre praticare qualcosa di radicalmente diverso, che sovverta le regole del gioco per renderlo finalmente pulito, senza trucchi, eguale e partecipato.
Che rimetta al centro di tutte le attenzioni la persona umana con i suoi reali e non artefatti bisogni, con le sue capacità, le sue aspirazioni e perfino le sue debolezze.
Con la sua voglia di stare bene, tutti.
Che lo si chiami umanesimo, cristianesimo, socialismo o quel che si vuole non ha nessuna importanza.
L’importante è capire che il tunnel che abbiamo imboccato non ha vie di uscita e che fare retromarcia è l’unica scelta ragionevole.
Franco Mastrangelo
27 giugno 2012
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HO DETTO TUTTO...

Nel 2016 l'1% della popolazione mondiale avrà maggiore ricchezza del restante 99%.
E adesso torniamo a parlare di tutto il resto...
                                
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CHI SONO I VERI "ECO-TERRORISTI"


Prima di tutto cerchiamo di dare un significato plausibile a questa definizione troppo spesso tirata in ballo a sproposito per fini propagandistici e poi vediamo quali categorie di persone vi rientrano.
Alcuni definiscono in malafede e genericamente “eco-terroristi” tutti coloro che con argomentazioni di carattere ambientalista mettono in guardia sui grossi rischi di particolari scelte utilizzando, secondo i loro detrattori, metodi “terrorizzanti” del tutto eccessivi e inopportuni.
Io suggerisco un’altra definizione che mi sembra più calzante considerati gli oscuri trascorsi della Storia italiana (dal terrorismo di stato di Piazza Fontana alle Brigate Rosse e gli anni di piombo) e che individua come “eco-terroristi” tutti coloro che adottano in maniera sistematica e quasi ideologica metodi di distruzione fisica dell’ambiente spacciandoli per il loro contrario ossia per qualcosa di vantaggioso e progressivo per tutti.
Definito il termine passiamo ad individuarne i protagonisti ponendoci alcune domande a doppia risposta.
Possiamo considerare “eco-terrorista” chi lancia l’allerta sui pericoli per la salute pubblica che derivano da determinate politiche di scempio ambientale basandosi su dati e studi scientifici oppure chi quelle politiche le incentiva e le adotta senza scrupoli pur consapevole delle nefaste conseguenze con l’unico obiettivo dell’arricchimento personale e nel disprezzo totale della propria terra, dei propri concittadini ed in definitiva anche dei propri figli?
E’ lecito chiamare “eco-terrorista” chi sacrificando spazi, tempi e attività personali si batte alla luce del sole e senza doppi fini per difendere il bene comune oppure chi in qualsiasi ora e luogo persevera nel ruolo di strenuo difensore di interessi molto privati e molto corporativi propagandando il proprio lavoro ben remunerato come portatore di benefici per l’intera comunità?
E’ corretto definire “eco-terrorista” chi afferma su basi scientifiche “Attenti che il fumo di quella ciminiera porterà danni e malattie” oppure chi replica senza la minima conoscenza (o peggio in malafede) “Tranquilli, è solo vapore acqueo?”.
Chi è il vero “eco-terrorista” chi intasca tangenti per autorizzare impianti nocivi e con quei soldi sporchi ci va in vacanza a Sharm-el-Sheik oppure chi cerca di smascherare in tutti i modi il malaffare perché il bagno lo vuol fare nel suo mare pulito e senza sostanze tossiche?
E’ più “eco-terrorista” chi si arricchisce con l’immondizia ed in combutta con politici e funzionari corrotti ostacola la raccolta differenziata dei rifiuti perché poi, sventolando lo spauracchio dell’emergenza, sarà inevitabile costruire gli inceneritori o usare quelli già in funzione per altri scopi oppure chi rivela queste sporche manovre per difendere la salute e il futuro delle nuove generazioni?
Chi è che fa del terrorismo, questa volta psicologico, quelli che in tempi difficilissimi agitano il ricatto occupazionale con le false promesse di progresso e posti di lavoro oppure quelli che svelano l’imbroglio dimostrando che quei pochi posti di lavoro (in raffinerie, inceneritori, piattaforme, ecc.) ne spazzeranno via molti di più perché incompatibili con gli altri settori economici quali l’agricoltura, il turismo, l’eno-gastronomia, l’arte e la cultura che sono tra le prime vocazioni della nostra regione?
Voglio sottolineare che la recente edizione di ECOTUR 2012, storica rassegna regionale del Turismo Natura, ha evidenziato dati alla mano che in Abruzzo l’unico settore in positiva controtendenza in questi anni di crisi e quindi portatore di ricchezza diffusa è proprio quello del turismo ecologico e naturale, dei parchi, delle riserve e delle attrattive ambientali incontaminate.
In conclusione per la nostra regione abbiamo davanti due possibili scenari alternativi che si escludono a vicenda: quello di uno pseudo-sviluppo aggressivo e distruttivo per l’ambiente, la salute e l’economia generale e vantaggioso solo per i soliti pochissimi noti fatto di trivelle, cementificazioni selvagge, impianti inutili e dannosi, disprezzo del territorio e del tessuto sociale e di infiltrazioni criminali oppure quello di un progresso armonico e rispettoso di habitat, storia e tradizioni locali che valorizzi e salvaguardi le nostre vere vocazioni naturali e artistiche, sociali ed economiche, e che ci conduca ad un benessere equo, generalizzato, sano e orgoglioso della propria terra.
Penso che adesso sia chiaro chi sono i veri “eco-terroristi”.
FM
  
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HO FATTO UN SOGNO (UN INCUBO): L’ABRUZZO PATTUMIERA VERDE D’EUROPA

   Mi sono addormentato ed ho sognato che l’Abruzzo non era com’è adesso la regione verde d’Europa piena di parchi naturali, montagne incontaminate e mare cristallino, vigneti e uliveti a perdita d’occhio, aria pulita e acqua da bere a volontà, cibi genuini e gente felice di viverci. No, pensate che assurdità, ho sognato che in mezzo a questi campi rigogliosi, fin quasi dentro ai parchi e perfino in mezzo al mare costruivano raffinerie, inceneritori e impianti che distruggevano tutto quello che avevano intorno, comprese le vite delle persone.


   Poi ho sognato che non era come accade oggi che tutti gli amministratori pubblici dal Consiglio Regionale fino al più piccolo dei Municipi difendono con energia prima di tutto gli interessi collettivi, la salute dei cittadini ed il bene comune, ma molti di loro, pazzesco, si mettevano d’accordo con personaggi equivoci, gruppi e società assai ricche e potenti che curavano solo i propri profitti e addirittura (cosa incredibile a dirsi ma d’altronde è un sogno) ottenevano in cambio favori, soldi e carriere assicurate.


   Sempre nel sogno, o forse è meglio definirlo un incubo, ho visto che al contrario della realtà quotidiana nella quale gli amministratori pubblici guardano sempre avanti per garantire un futuro migliore alle nuove generazioni e per ottenerlo studiano, si informano, ascoltano esperti e scienziati e poi adottano programmi di lungo periodo, queste stesse persone, cosa impossibile a pensarsi, facevano di tutto per creare le emergenze e con queste arricchivano loro stessi, i loro amici e gli amici degli amici. Addirittura (meno male che è un sogno e non si può avverare) li ho visti che facevano riempire le discariche fino al collasso e poi erano costretti, loro malgrado, a far bruciare i rifiuti negli inceneritori e disperdere veleni dappertutto. E siccome tutti questi inceneritori ancora non c’erano (ma li stavano costruendo) supplicavano i proprietari di qualche piccola centrale a biomasse già in funzione di venire in soccorso. E questi ultimi, in cambio di un bel po’ di soldi pubblici, si sacrificavano e davano una mano ai politici. Certo che i sogni a volte sono proprio assurdi!


   E poi il sogno (l’incubo) proseguiva e l’aria dell’Abruzzo non era più pura e salubre come sempre ma, roba da non crederci, così inquinata e in molte parti talmente avvelenata da causare disturbi e malattie e nonostante questo i Sindaci e tutte le persone con responsabilità pubbliche invece di difendere senza indugi la salute dei loro concittadini preferivano aspettare e rimandare senza migliorare, mentre nel’attesa la gente continuava ad ammalarsi e a volte a morire. Che sospiro di sollievo sapere che è tutta fantasia!


   Anche perché ho sognato perfino che i politici non facevano come avviene sempre nella vita reale che durante le campagne elettorali si ergono a paladini di tante battaglie civili e fanno bellissimi discorsi in difesa dei beni comuni, come l’acqua ad esempio, e poi dopo eletti mantengono tutte le promesse con coerenza e dignità. No, in questo sogno orribile i candidati prima si schieravano dalla parte del popolo e dei più deboli e poi una volta seduti sulle poltrone del comando si rimangiavano tutto per “ragione di partito”, “necessità di coalizione” o “supremi interessi di Stato”. Che stravaganza, per fortuna non può essere vero.


   Ho sognato infine, meno male l’incubo stava giungendo al termine, che l’Abruzzo non era come oggi luogo ospitale ed accogliente per tutti quelli che vengono in pace ma era diventato, che orrore!, terreno di conquista per malavitosi e affaristi di ogni sorta che avevano già avvelenato le proprie terre di origine. E nel sogno non succedeva come nella realtà che tutti i nostri rappresentanti pubblici si battono con forza e senza paura per impedire tali infiltrazioni, ma addirittura le favorivano in cambio di lussi e potere. Perfino nel sonno avevo i brividi lungo la schiena…

    Poi per fortuna mi sono svegliato. O no?


                                                    
Fm

23 dicembre 2011 
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A VOLTE VINCE DAVIDE (CONTRO GOLIA "ETERNIT" AD ESEMPIO): L' IMPORTANTE E' CREDERCI

La sentenza di condanna per omicidio doloso nei confronti dei vertici della multinazionale Eternit, che con il suo micidiale amianto ha causato nei decenni migliaia di vittime in tutto il mondo, da un lato ci dà speranza dall’altro ci amareggia.

Ci dà speranza perché i presunti deboli non sempre vengono schiacciati dai presunti forti e il denaro non riesce a comprare tutto (con l’equivalente che non tutti sono in vendita); ci amareggia perché dimostra come i veleni spesso invisibili e sconosciuti che ci circondano evidenziano tutto il loro potere distruttivo solo molto tempo dopo, venti, trent’anni, quando ormai non c’è più niente da fare per salvare le vite umane e l'ambiente.

Tutto questo ci deve servire di lezione per le battaglie che stiamo conducendo: se c’è anche solo il minimo dubbio sulla nocività di sostanze, impianti e comportamenti bisogna che chi ne ha l’autorità intervenga subito, sia costretto a farlo in maniera ragionata ma decisa, dialogante ma inflessibile.

Prevenire è meglio di curare” è un vecchio slogan sempre valido e le donne e gli uomini di scienza lo sanno bene: prevenire a tutti i livelli, sanitario, idrogeologico, sociale, aiuta non solo il benessere fisico ma anche quello economico perché intervenire dopo i disastri significa solo spendere montagne di soldi pubblici (a vantaggio dei soliti “furbetti della ricostruzione”) che potrebbero essere utilizzati per evitare questa deriva letale rendendo migliore la qualità della vita collettiva.

Speriamo che questa sentenza storica serva per dare nuovo coraggio e slancio agli amministratori locali e soprattutto ai Sindaci impegnati nella lotta in difesa del bene comune. A tutti loro vogliamo ricordare quanto affermò il Prof. Francesco Stoppa nel corso del Convegno sulle biomasse organizzato da Nuovo Senso Civico nel marzo 2011: “Il problema è che le reazioni causa-effetto avvengono a distanza di anni, decenni e questo crea una sorta di alibi perché non possiamo individuare le cause precise per cui la miglior strada è quella di eliminare tutte le possibili cause: non sapere chi ha sparato ma eliminare tutte le pistole.”

E’ giunto il tempo di cominciare a disarmare.
Fm
16 febbraio 2012 
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IN DIFESA DELLA POLITICA (E PERFINO DEI PARTITI)


Farò un ragionamento forse impopolare di questi tempi per mettere in guardia sui rischi che potremmo correre alimentando in maniera acritica le campagne spesso indiscriminate e a volte sospette della cosiddetta “antipolitica”.
Non sono qui per strappare facili applausi.
Nessuno si sognerebbe mai di abolire le squadre ed il gioco del calcio solo perché esistono giocatori che truccano le partite, arbitri corrotti o presidenti che riciclano soldi sporchi dietro il paravento della popolarità oppure perché c’è uno sperpero immorale di danaro, anche pubblico.
Piuttosto si penserebbe ad una grande opera di pulizia e riorganizzazione con nuove regole e protagonisti rispettabili per riportare al suo giusto splendore il gioco più bello del mondo.
Ecco, penso sia la stessa cosa anche per la politica.
La Politica è un arte nobile e antica che molti hanno trasfigurato nel “mestiere più antico del mondo”. E’ la gestione del bene comune nell’interesse dell’intera collettività alla quale si indica una prospettiva, un progetto di miglioramento. 
La giusta indignazione e lo sgomento per l’incapacità, la corruzione, i privilegi e la lontananza cosmica dalla vita quotidiana della maggior parte dei politici di professione (che sarebbe più consono definire “politicanti”) non deve farci dimenticare che nelle moderne democrazie i partiti (insieme ad altre forme organizzate come sindacati e associazioni varie) sono una delle colonne portanti a garanzia della partecipazione diffusa e trasversale tanto che nel secolo scorso anche movimenti politici che preconizzavano forme sociali completamente alternative come i comunisti si organizzavano in partiti.
Insomma, l’attuale inaccettabile degrado del panorama politico non deve indurci a gettare anche il bambino insieme all’acqua sporca.
Lo stesso finanziamento pubblico dei partiti, in altre forme radicalmente più contenute e trasparenti, dovrebbe rappresentare la garanzia che non solo i ricchi e i potentati economico-finanziari possano decidere più di quanto già fanno oggi delle sorti dell’intero pianeta.
Non lasciamoci abbagliare dagli strilloni del momento e soprattutto distinguiamo tra le idee e i personaggi che le veicolano perché anche se in buona fede potrebbero portarci su un crinale molto scivoloso. E poi che rabbia vedere nelle vesti di fustigatori della politica tanti pluri-riciclati attaccati per decenni alla mammella dei partiti al potere!
Il ragionamento sarebbe identico anche se tutti i politici attuali fossero nelle stesse scadenti condizioni, ma sappiamo bene che non è così e lo possono testimoniare i tanti movimenti che si trovano a lottare fianco a fianco con Sindaci ed esponenti di partito generosi e disponibili. E’ vero che più ci si allontana dalla base e ci si avvicina ai “Palazzi romani” e più si rischia di venire inghiottiti dalle lusinghe del potere (abbiamo visto fior di parlamentari cattolici osservanti e strenui difensori della famiglia buttarsi a pesce nel primo bordello aperto appena un po’ lontani da casa).
Ma è proprio per questo che occorre una grande operazione riorganizzatrice e moralizzatrice tutta politica che porti a regole più incisive per valorizzare  e accrescere la partecipazione e il controllo, il ricambio e la rotazione, la sobrietà e l’abolizione di odiosi privilegi, lo studio, la capacità e le competenze. Competenze che non siano solo presunte “tecniche” ma pienamente politiche, di diritto e di fatto, perché chi governa temporaneamente abbia un confronto continuo ed un rapporto di scambio (nel senso pulito del termine) con l’opinione pubblica e quindi con l’elettorato che può dare e togliere con il consenso anche il potere.
Non si tratta quindi di cancellare partiti e politici ma di costringerli ad un radicale rinnovamento, sporcandoci noi stessi le mani (anche qui nel senso positivo del termine) e non semplicemente sbraitando a vanvera. Perché il meccanismo funzioni al meglio occorrono dei filtri che devono restare sempre puliti e dunque vanno controllati spesso e sostituiti all’occorrenza. 
Dalla cancellazione dei partiti all’abolizione dei Parlamenti il passo è breve: dobbiamo vigilare e pretendere il meglio, tenendoci ben stretti tutti gli strumenti democratici che ci permettono di influire sulle scelte della comunità altrimenti senza accorgercene potrebbe apparire all’orizzonte un nuovo “Cavaliere” che invece del tubo catodico avrà in mano un vero manganello.
Fm
18 maggio 2012 

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QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA
(14 novembre 2013)
Dobbiamo sgombrare il campo una volta per tutte dall’enorme equivoco che tanti usano strumentalmente per impedire il consolidarsi di una coscienza diffusa sui temi ambientali: la lotta all’inquinamento non è argomento riservato a ecologisti fanatici, verdi d’assalto o ingenui amanti della natura ma è una questione di sopravvivenza che riguarda tutti senza distinzioni di orientamento politico o convincimenti personali.
E’stato finalmente stabilito in maniera perentoria dalle massime autorità sanitarie internazionali (leggi OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità) che L’INQUINAMENTO UCCIDE e che LE COMBUSTIONI DI QUALSIASI NATURA, dalle sigarette alle automobili agli inceneritori e via fumando, PROVOCANO MALATTIE DI OGNI GENERE FINO AL CANCRO.
Ma non siete stufi e infuriati per il quotidiano bollettino di guerra che spesso riguarda parenti, amici o persone care, terribilmente sempre più giovani? Pensate sia frutto del caso o di qualche castigo divino? No, purtroppo le risposte sono molto più a portata di mano (e di naso) e l’aspetto più odioso è che spesso tutti coloro che per il loro ruolo dovrebbero vigilare sulla salute pubblica sono i primi a infischiarsene altamente. Dobbiamo smetterla di essere indulgenti con chi, politico, amministratore, medico o funzionario obbligato dalla sua posizione a salvaguardare il benessere psico-fisico dell'intera collettività, non lo fa o fa finta di farlo. 

NON POTETE LAVARVI LA COSCIENZA FORNENDOCI LE MEDICINE DOPO CHE CI SIAMO AMMALATI MA DOVETE ELIMINARE IL PIU’ POSSIBILE LE CAUSE STESSE DELLE PATOLOGIE! Ormai sappiamo con certezza che le emissioni delle autovetture o i fumi che fuoriescono dalle ciminiere degli inceneritori, delle raffinerie o delle centrali a biomasse e biogas sono cancerogeni: ne consegue che il buon amministratore fa di tutto per impedire nuovi impianti del genere e lavora per ridurre drasticamente il danno dalle fonti già esistenti. Insomma si batte come un leone per la difesa della VITA, che è senz’altro l’attività più nobile che ci sia.
PREVENIRE E’ NON SOLO MOLTO PIU’ EFFICACE CHE CURARE MA FA  RISPARMIARE UNA MONTAGNA DI SOLDI che possono essere spesi per migliorare sempre più la qualità della vita.  Anche su questo versante esistono innumerevoli studi e tabelle che lo dimostrano, come ad esempio nel caso dei dissesti e disastri idrogeologici i cui costi per riparare il danno sono enormemente più elevati degli interventi preventivi per impedirli.  Non se ne può più dei sindaci che piangono ipocriti le vittime delle alluvioni chiedendo soldi allo Stato e poi il giorno dopo tornano imperterriti a cementificare e oltraggiare l’ambiente dando un’ulteriore spinta alle catastrofi che di “naturale” hanno ben poco!
Le battaglie contro i progetti nefasti pensati solo per speculazioni private e affari ristretti, dal petrolio alle biomasse, da nuove inutili strade a nuovi inutili palazzi, vanno combattute da tutte le persone indistintamente perché gli effetti negativi ricadono su ognuno di noi, che si voti a destra, a sinistra, al centro o si scelga l'astensione. E dobbiamo farlo anche al posto di chi non può e per tutti quelli che verranno.

E’ una questione di coscienza e dignità ma soprattutto di sopravvivenza.
Franco Mastrangelo
  
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 Dedicato a Matteo Renzi, Luciano D'Alfonso e via politicando...:      (24 agosto 2015)

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